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Linee Parallele: La trappola del "E se...?" e la costruzione delle nostre realtà

Linee Parallele: La trappola del "E se...?" e la costruzione delle nostre realtà

Tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo chiesti: “Come sarebbe andata se avessi fatto una scelta diversa?”

È da questo interrogativo universale che prende vita Linee Parallele (Look Both Ways), il film Netflix diretto da Wanuri Kahiu con Lili Reinhart. La trama si sdoppia la notte della laurea della protagonista, Natalie: in una realtà il test di gravidanza è positivo e la sua vita prende una piega inaspettata; nell'altra è negativo e Natalie si trasferisce a Los Angeles per inseguire la carriera dei suoi sogni.

Come psicoterapeuta, guardando questo film è impossibile non cogliere le profonde dinamiche psicologiche che governano le nostre scelte, le nostre paure e la percezione del nostro futuro.

1. La trappola del "E se...?" e il rimuginio anticipatorio

Dal punto di vista cognitivo-costruttivista, la nostra mente cerca costantemente di dare un senso al mondo e di prevedere il futuro per ridurre l'incertezza. Tuttavia, quando questa ricerca diventa ossessiva, cadiamo nella trappola dei "costrutti ipotetici": i famosi “E se...?”.

Il film mette in scena ciò che la nostra mente fa ogni giorno in sottofondo: crea scenari alternativi. Il rischio psicologico non sta nell'immaginare il futuro, ma nell'affidarsi all'illusione che esista una sola strada "giusta" e che l'altra conduca inevitabilmente al fallimento o al rimpianto.

2. Il costrutto di sé: siamo l'esito o il processo?

Nelle due vite di Natalie vediamo due percorsi opposti:

  • Nella prima realtà, l'evento imprevisto (la maternità) stravolge la sua identità pianificata, costringendola a ridefinirsi.

  • Nella seconda, il percorso segue il piano originale, ma presenta comunque ostacoli, blocco creativo e momenti di sconforto.

Cosa ci insegna questo? Che la nostra identità non è un blocco monolitico stabilito dalle circostanze esterne, ma un processo attivo di costruzione di significato. Non siamo semplicemente "ciò che ci accade", ma il modo in cui narriamo e riorganizziamo quello che ci accade.

3. Strategicamente parlando: sbloccare l'illusione del controllo

In ottica strategica, uno dei tentativi di soluzione disfunzionali più comuni di fronte a una grande scelta è la tentata svalutazione del presente o il paralizzarsi nell'attesa della decisione perfetta.

Molte persone rimangono bloccate nel dubbio perché cercano la "garanzia di successo" prima di fare il primo passo. Linee Parallele smonta delicatamente questo autoinganno: non esiste una strada priva di sofferenza, così come non esiste una strada priva di realizzazione.

“Non è la strada che scegliamo a determinare chi siamo, ma come decidiamo di camminarla.”

La svolta psicologica: la flessibilità e l'accettazione

Alla fine del film, entrambe le "versioni" di Natalie si guardano allo specchio e si dicono che va tutto bene.

Dal punto di vista terapeutico, questo è il momento della ristrutturazione: la consapevolezza che la felicità e la realizzazione non dipendono dall'assenza di imprevisti o dalla precisione dei nostri piani, ma dalla nostra flessibilità cognitiva ed emotiva.

Un piccolo esercizio di riflessione per i lettori

Se anche tu ti trovi in un momento di stallo o ti ritrovi spesso a pensare a una "vita parallela" che avresti potuto vivere, prova a chiederti:

  1. Sto giudicando la mia vita attuale sulla base di un'illusione ideale del passato o del futuro?

  2. Qual è un piccolo passo concreto che posso fare oggi nella realtà in cui mi trovo per renderla più vicina ai miei valori?

La vita non si vive sulle linee parallele, ma nell'unica linea che stiamo tracciando adesso.

Dr. Angelo La Barbera

Psicologo, Psicoterapeuto Cognitivo-Costruttivista ad approccio Strategico

Se ti rispecchi in queste riflessioni o stai attraversando un momento in cui senti il bisogno di fare chiarezza tra i tuoi dubbi e le tue scelte, invia un messaggio o scrivimi su WhatsApp.

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